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Riunisce i lavoratori agroalimentari e del turismo di tutto il mondo



Affrontare la repressione nella produzione dell’olio di palma: il programma d’azione sindacale

Inserito nel sito UITA il 20-Jun-2006



La coltivazione estensiva della palma da olio e l’estrazione del suo olio per l’esportazione sono da sempre legate alla repressione. Le piantagioni furono create in origine dai regimi coloniali. L’incremento rapido delle piantagioni in Asia dopo la seconda guerra mondiale fu incoraggiato in collegamento con la distruzione delle foreste, arma per combattere gli insorti malesi.

L’espandersi delle coltivazioni non è andato di pari passo con maggiori diritti per i lavoratori nel settore. Il lavoro rimane duro e pericoloso. Le tecniche di produzione quasi non sono cambiate in 150 anni. L’uncino di legno usato un tempo per raccogliere il frutto è stato sostituito in alcune piantagioni da uno metallico più affilato e forti quantità di diserbanti tossici sono applicati da lavoratori senza protezione che irrorano usando bombole a zaino che perdono. Gli infortuni sono correnti, l'aspettativa di vita è breve. I sindacati sono spesso brutalmente repressi.

Per distruggere un sindacato recentemente creato, Musim Mas - il maggior raffinatore d’olio di palma al mondo, basato a Sumatra (Indonesia) – l’anno scorso licenziò in tronco oltre 1'000 membri del sindacato come ritorsione contro uno sciopero. L’azienda sfrattò i lavoratori dalle loro case, cacciò i loro figli dalle scuole ed organizzò l’arresto e il processo di 6 dirigenti sindacali. Questi dirigenti sono attualmente in prigione per scontare pene da 14 mesi a 2 anni per il “delitto” di aver tentato di esercitare i loro diritti sindacali.

L’UITA ha coordinato il sostegno sindacale internazionale per molti lavoratori che avevano resistito agli sforzi di Musim Mas di far loro firmare la rinuncia dei loro diritti, accettando un indennizzo per il licenziamento. Questa fase della lotta è terminata quando il sindacato ci ha informato che circa 200 lavoratori, che ancora resistevano, avevano finito il 7 giugno per accettare l’indennizzo per la perdita del posto di lavoro. In cambio, hanno subìto pressioni per abbandonare tutte le accuse contro la società, il che significa che i licenziamenti di massa non potranno essere portati davanti ai tribunali d’appello. L’indennizzo ammonta a circa US$ 123 per lavoratore, l’equivalente di 6 settimane di paga. I detenuti sono anche stati costretti a rinunciare ai loro diritti d’appello contro le sentenze criminali emesse da un processo-farsa, denunciate da Amnesty International ed altre organizzazioni per i diritti umani, perché criminalizzano le attività sindacali. La fame è un’arma potente nelle mani di una società spietata.

La società ha lodato l’ “accordo reciproco” annunciando che “La questione è stata risolta conformemente alle leggi indonesiane sul lavoro e nel rispetto di tutte le normative indonesiane. E’ nostro impegno coinvolgere tutte le parti interessate in Indonesia e nel mondo a promuovere in modo proattivo un’industria d’olio di palma sostenibile.”

Il governo, preso di mira all’ILO (ONU) per la serie di violazioni alle Convenzioni internazionali sui diritti sindacali, ha lodato l’accordo che “contribuirà ad ottenere relazioni industriali più positive nell’industria dell’olio di palma.”

Qui vediamo la situazione indonesiana in poche parole: mille lavoratori sono stati licenziati e cacciati dai loro alloggi, un sindacato è stato distrutto e 6 dirigenti sindacali sono in prigione, ma le leggi nazionali sono state rispettate pagando 123 dollari e strappando ai sei detenuti un “accordo di pace” nel quale rinunciano ai loro diritti.

Gli affiliati all’UITA nel mondo hanno risposto ai nostri appelli con messaggi inviati alla società ed al governo e con generosi aiuti finanziari (che saranno trasferiti alle famiglie dei sindacalisti detenuti). La campagna aveva avuto un impatto evidente, come dimostra la volontà recente della società d’incontrare il sindacato che aveva precedentemente rifiutato di riconoscere e cercato di distruggere. In varie grandi società, i sindacati dell’alimentazione hanno chiesto alle loro direzioni centrali di modificare l’approvvigionamento di olio di palma e soprattutto i loro rapporti con Musim Mas. L’intervento dell’UITA in un caso è riuscito a spingere un dettagliante transnazionale a sospendere provvisoriamente l’uso di Musim Mas nella produzione di articoli col suo marchio. La FNV nei Paesi Bassi ha chiesto al governo di cessare l’appoggio finanziario per la RSPO (Tavola rotonda sull’olio di palma sostenibile), organismo di relazioni pubbliche e di responsabilità sociale a molteplici attori, tra cui Musim Mas che è membro del Consiglio esecutivo insieme al WWF e Oxfam. L’attenzione del pubblico per le condizioni sociali nella produzione dell’olio di palma rimane viva e difficilmente eliminabile.

La campagna funzionava e la lezione non sarà dimenticata, poiché quello dell’olio di palma è un settore in espansione, basato sul brutale sfruttamento. Musim Mas non è l’unico tra i produttori di olio di palma a voler schiacciare i diritti alla ricerca di profitti. L’uso di olio di palma come biocarburante significa che il suo prezzo ora è legato al costo di combustibili fossili che aumenta e spinge all’avidità. Viene incoraggiato come alternativa alla banana in America latina e promosso come sana alternativa (che non è) ai lipidi trans negli alimenti trasformati. Le superfici coltivate aumentano rapidamente, minacciando l’ambiente ed i lavoratori.

L’UITA non ha più una vertenza sindacale con Musim Mas. Rimane, però, un problema ancora maggiore con questa società e con la barbarie e l’illegalità del settore nel suo insieme. La Banca mondiale, attraverso l’IFC (il suo ramo di credito al settore privato), appoggia sempre più lo sviluppo della coltivazione. La RSPO, grazie ai suoi rapporti privilegiati con la Banca mondiale, fornisce una copertura “sostenibile” al finanziamento del tipo di distruzione sociale inflitta da Musim Mas a coloro che producono i suoi utili.

I sindacati nella transformazione alimentare dovrebbero continuare a mettere in questione le fonti d’approvvigionamento delle loro società di olio di palma e degli altri ingredienti derivati da pratiche indifendibili. I fautori della giustizia per i lavoratori nell’olio di palma dovrebbero guardare più da vicino come le ONG affrontano – anche senza volerlo – società come Musim Mas. WWF e Oxfam, che hanno un ruolo nel Consiglio esecutivo della RSPO, dovrebbero riesaminare le loro posizioni in relazione coi diritti dei lavoratori nell’olio di palma. I sindacati olandesi hanno ragione: l’appoggio del governo per la RSPO e le attività delle ONG nel settore dell’olio di palma, che ci allontanano dalle soluzioni urgentemente necessarie, sono uno scandalo da far cessare. Si dovrebbe anche chiedere alla RSPO di spiegare la partecipazione di Syngenta alla Tavola rotonda. Syngenta fabbrica paraquat, il diserbante più tossico sul pianeta. Paraquat è responsabile della morte di decine di migliaia di lavoratori rurali ogni anno e viene largamente spruzzato nelle piantagioni di palme da olio. Il sindacato Musim Mas cercò di negoziare più sicurezza nell’applicazione di sostanze chimiche tossiche ed è stato schiacciato. La società il cui prodotto uccide lavoratori nelle sue piantagioni ha chiesto di diventare membra della RSPO con pieno diritto di voto.

Pratiche di RP non porteranno la sostenibilità ad un’industria basata sulla soppressione dei diritti umani. L’unico modo sarebbe un’organizzazione sindacale e strumenti vincolanti ed applicabili per garantire il rispetto dei diritti. La brutalità e la negazione dei diritti sono alla base della catena dell’olio di palma. La necessità di organizzare i lavoratori di questo settore è evidente. L’UITA s’impegna ad assicurarne la sindacalizzazione.