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Stati Uniti: lavoratori dei fast food arrestati durante uno sciopero
Sep 17th, 2014 by Massimo

Lavoratori dei fast food in più di 150 città negli Stati Uniti hanno scioperato per la settima volta dal 2012 a sostegno della campagna Fight for 15 (la richiesta di un salario di 15 USD all’ora e la libertà di formare un sindacato).

Clicca qui e qui per maggioni informazioni (in inglese)

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Durante le manifestazioni, lavoratori in tutta la nazione hanno deciso di sedersi e bloccare gli incroci stradali in un atto di disobbedienza civile, con la conseguenza che 465 lavoratori sono stati arrestati.

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Solo pochi giorni prima dello sciopero, il presidente Obama aveva espresso il suo supporto per le loro richieste. In un discorso durante il Labour Day (1 settembre), il Presidente degli Stati Uniti ha detto “in questo momento, in tutta la nazione c’è in atto un movimento nazionale formato da lavoratori dei fast food che si stanno organizzando per aumentare i salari in modo da sostenere le loro famiglie con orgoglio e dignità…se stessi cercando un lavoro che mi permetta di costruire sicurezze per la mia famiglia, mi iscriverei a un sindacato. Se mi stessi facendo il culo nel settore dei servizi e volessi un’onesta paga giornaliera per un’onesta giornata di lavoro, mi iscriverei a un sindacato.”

Negli Stati Uniti i lavoratori dei fast food intensificano la lotta
Jul 29th, 2014 by Massimo

“15$ and a union”, “We are worth more” e “Raise up for $15” (traducibili con “15 dollari l’ora e il diritto a un sindacato”, “Valiamo di più” e “Mobilitarsi per 15 dollari l’ora”): questi sono stati gli slogan cantati dai lavoratori dei fast food  durante una delle assemblee più partecipate gli scorsi 27 e 28 luglio, quando centinaia di lavoratori provenienti da ogni parte del paese si sono riuniti in un centro congressi di Chicago, a soli quattro miglia dalla sede di McDonald’s, per decidere sui prossimi passi della campagna “FightFor15“.

Leader religiosi ed esponenti della società civile durante i loro interventi hanno paragonato il movimento dei lavoratori dei fast food per una giustizia economica al movimento per i diritti civili.

Mary Key Henry, la presidente del sindacato SEIU, ha dichiarato “pochi egoisti al vertice stanno usando il loro potere per mantenere bassi i salari, senza curarsi quanto questo danneggi le famiglie e la società nell’intera nazione”.

I lavoratori hanno votato all’unanimità la decisione di incrementare la lotta utilizzando lo strumento della disobbedienza civile per aumentare la pressione sulle aziende di fast food.

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In Israele giovani lavoratori nei fast food aderiscono al sindacato
May 28th, 2014 by Massimo

Il 15 maggio, i lavoratori dei fast food in Israele hanno aderito alle manifestazioni globali per la Giornata Internazionale dei Lavoratori dei Fast Food evidenziando le conquiste in termini di sindacalizzazione e ottenendo formale riconoscimento dei datori di lavoro. I lavoratori di McDonald’s assieme ai membri dell’organizzazione giovani di Histadrut, il “Working and Studying Youth Trade Union”, hanno visitato dozzine di ristoranti McDonald’s e hanno aggiornato i lavoratori sull’accordo collettivo che sta per essere firmato.

In Israele recentemente sono stati raggiunti importanti risultati organizzativi nei fast food in quanto il “Working and Studying Youth Trade Union” di Histradut ha sindacalizzato migliaia di lavoratori e concluso accordi collettivi in diverse catene di fast food.

In McDonald’s i lavoratori hanno formato il più grande comitato giovani e sono vicini alla firma di un accordo collettivo. Recentemente i lavoratori di Domino’s Pizza e Pizza Hut hanno aderito al sindacato e hanno formato consigli d’impresa.

Negli ultimi due anni, nel settore fast food un totale di circa 8.500 giovani ha aderito al sindacato.

Vittoria da McDonald’s! Lavoratori migranti negli Stati Uniti risarciti di arretrati e danni
Mar 5th, 2014 by Massimo

Il 6 giugno 2013, sotto lo slogan “McDonald’s deve pagare!”, lavoratori e sindacati affiliati all’IUF di oltre 30 paesi hanno protestato a sostegno dei lavoratori migranti in sciopero negli Stati Uniti contro le pessime condizioni di lavoro (clicca qui e qui per maggiori informazioni). Ora questi lavoratori hanno conseguito un’importante vittoria: il Department of Labor degli Stati Uniti li ha ricompensati con oltre 200.000 dollari di arretrati e danni. Il Department of Labor ha denunciato il franchisee McDonald’s presso il quale hanno lavorato per violazione della legge sul salario minimo.

Questa vittoria arriva quando migliaia di lavoratori negli Stati Uniti stanno rivendicando l’incremento del salario minimo a 15 dollari (clicca qui per maggiori dettagli).

La National Guestworkers Alliance (NGA), l’organizzazione che guida la lotta, sostiene che McDonald’s deve:
1) Condurre una verifica dei suoi franchisee e rivelare dove stanno lavorando altri lavoratori migranti in modo che la NGA possa assicurare che non subiscano abusi;
2) Impegnarsi pubblicamente che nel caso in cui un franchisee McDonald’s sottragga salario o effettui altre violazioni, McDonald’s si assuma la responsabilità, risarcendo il lavoratore e punendo il franchisee;
3) Accettare la richiesta di aumentare la paga oraria a 15 dollari in tutti gli Stati Uniti e riconoscere il diritto a formare un sindacato senza paura di ritorsioni.

Quando nel marzo 2013 i lavoratori migranti hanno aderito alla NGA e si sono esposti, McDonald’s ha cercato di reagire e intimidirli, minacciandoli di ritorsioni e di inserirli in una lista nera. McDonald’s ha tentato di obbligarli a lasciare il paese prima che potessere denunciare gli abusi, ottenere gli arretrati e cambiare il sistema.

Ora la NGA esorta il Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNRHC) a pretendere che gli Stati Uniti fermino la pratica di “espellere le prove” e offrano protezioni affidabili e esecutive ai lavoratori migranti che denuncino violazioni dei diritti umani e lavorative.

Clicca qui per inviare una lettera (in inglese) al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per invitarli ad includere i diritti dei lavoratori migranti nel suo esame sull’osservanza dei diritti umani degli Stati Uniti.

I lavoratori dei fast food negli Stati Uniti organizzano una prostesta nazionale contro i bassi salari
Dec 10th, 2013 by Massimo

Negli Stati Uniti migliaia di lavoratori dei fast food sono scesi in sciopero il 5 dicembre, in segno del crescente clamore che hanno le prosteste sull’equità salariale.

A Chicago centinaia di manifestanti si sono riuniti all’esterno di un McDonald’s alle 6.15 del mattino, e i dimostranti hanno cantato slogan in favore dell’aumento del salario minimo a 15$ per ora. E’ stato il primo di 9 scioperi a Chicago con lavoratori di McDonald’s e ci si aspetta che anche i lavoratori di Wendy’s si astengano dal prestare servizio. Ci si attende che lavoratori a salario minimo partecipino allo sciopero durante la giornata in 100 città, comprese Boston, Detroit, New York, Oakland, Los Angeles e Sant Louis.

Lo sciopero nazionale arriva sullo slancio di un movimento che sembra in grado di aggregare la mobilitazione per l’aumento del salario minimo federale. Il 4 dicembre il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha tenuto un discorso decisivo sull’equità salariale, la quale, ha sostenuto, “è la sfida significativa del nostro tempo”.

Il salario minimo federale, che è quello pagato da molti ristoranti fast food ai loro dipendenti, è 7,25$, o circa 15.000$ all’anno per un lavoratore a tempo pieno. La cifra è stata stabilita in un provvedimento nel 2009, il quale ha aumentato il minimo salariale ma, in termini reali, lo ha lasciato allo stesso livello di quando Harry Truman era in carica – un dato che Obama ha menzionato nel suo discorso di mercoledì.

Il salario minimo è più alto a Chicago, dato che l’Illinois lo ha fissato a 8,25$ per ora. Tuttavia i manifestanti sostengono che è ancora troppo poco. Sostenuti da sindacati quali SEIU a livello nazionale e piccole coalizione in differenti città, a Chicago la campagna Fight for 15 è stata organizzata dal Workers Organising Committee of Chicago ed è composta da una serie di gruppi di azione più piccoli some Arise Chicago e Lakeview Action Coalition, gli organizzatori stanno chiedendo l’aumento del salario minimo federale a 15$ per ora.

Nello stato di New York, dove la più vasta regione metropolitana della nazione, New York, è patria di 55.000 lavoratori nei fast food, il salario minimo è al livello federale di 7,25$.

Nel suo discorso di mercoledì Obama ha chiesto che il livello federale sia aumentato, menzionando nello specifico i lavoratori del fast food a dimostrazione dell’impatto che i dimostranti cominciano ad avere. Il Presidente Obama ha suggerito che avrebbe sostenuto un’azione del Senato volta ad aumentare il salario minimo a 10,10$, benchè i repubblicani si oppongono all’iniziativa. In precedenza Obama nel suo discorso di febbraio sullo “Stato dell’Unione” aveva chiesto che i salari venissero aumentati. I critici dicono che da allora sono stati pochi progressi sono stati.

McDonald’s rivela che per sopravvivere sono necessari due lavori
Jul 31st, 2013 by Massimo

Nelle scorse settimane McDonald’s ha lanciato uno strumento online che dovrebbe insegnare ai suoi lavoratori negli Stati Uniti come fare un budget e rispettarlo. Il “Practical Money Skills Budget Journal” è all’interno di un minisito per i dipendenti McDonald’s, creato dalla catena fast food in collaborazione con la società di carte di credito Visa.

Il tentativo di McDonald’s di aiutare i suoi lavoratori a pianificare le spese ha rivelato come sia impossibile vivere con lavori retribuiti col salario minimo fissato per legge. Infatti, secondo McDonald’s, un lavoratore dovrebbe avere due lavori e non dovrebbe pagare nessuna spesa di riscaldamento. Questo ha scatenato polemiche da parte di alcuni giornali (clicca qui, qui e qui per alcuni esempi in inglese).

I salari minimi determinati per legge dovrebbero evitare paghe troppo basse per i lavoratori senza contratto collettivo, ma spesso non sono sufficienti per vivere. La UITA considera la contrattazione collettiva fondamentale per determinare salari che possano permettere ai lavoratori di mantenere se stessi e le loro famiglie. In molti casi gli affiliati della UITA hanno lottato con le catene di fast food per ottenere per i propri iscritti contratti con aumenti salariali sopra i salari minimi.

Giornata di Mobilitazione Internazionale dei Lavoratori di McDonald’s
Jun 12th, 2013 by Massimo

Lavoratori di McDonald’s di oltre 30 paesi hanno partecipato alla Giornata di Mobilitazione Internazionale organizzata il 6 giugno, per protestare contro le condizioni di lavoro a cui sono sottoposti numerosi lavoratori migranti in Pennsylvania – USA – presso alcuni ristoranti in franchising  del gigante dei fast-food.

L’associazione National Guestworkers Alliance si è unita alla protesta dei lavoratori migranti (clicca qui e qui per maggiori informazioni – in inglese) e insieme hanno deciso di organizzare la mobilitazione quando la casa madre, pur riconoscendo le violazioni, si è rifiutata di incontrare i lavoratori.

Le richieste erano:

1. che McDonald’s risarcisca i lavoratori di tutti i soldi dovuti, compreso quanto speso per il viaggio, straordinari non pagati e spese di alloggio indebite;

2. che i franchisee McDonald’s offrano impieghi a tempo pieno ai lavoratori negli Stati Uniti, che stanno soffrendo per contratti con troppe poche ore;

3. che McDonald’s riconosca i lavoratori migranti nei suoi ristoranti, firmi un accordo che garantisca i loro elementari diritti lavorativi, incluso l’impegno a non effettuare ritorsioni contro i lavoratori che tentano di fermare gli abusi;

4. che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti protegga i futuri studenti che si iscrivono al programma J-1 impedendo al franchisee MCDonald’s Andy Cheung e all’agenzia di lavoro GeoVision di parteciapre a tale programma.

La UITA e i suoi affiliati hanno supportato la mobilitazione, organizzando numerose manifestazioni in differenti paesi:

Belgio:
–    La Fédération Générale du Travail de Belgique (FGTB HORVAL)

–    ACV-CSC (Voeding en Diensten)

Brasile:
–    Confederaçao Nacional dos Trabalhadores no Comèrcio e Serviços (CONTRACS)
–    Sindicato dos Trabalhadores em Gastronomia e Hospedagem de São Paulo e Região (SINTHORESP)

Egitto:
–    Egyptian Federation of Independent Trade Unions (EFIT)

Francia:
–    Confédération Française Démocratique du Travail (CFDT)

Gran Bretagna:
–    Unite the Union

Hong Kong:
–    Hong Kong Catering & Hotels Industries Employees General Union (CHIEGU)

India:
–    Hotel Employees Federation on India (HEFOI)

Indonesia:
–    Federation of Hotel, Restaurant, Plaza, Apartment, Catering and Tourism Workers’ Free Union (FSPM)

Irlanda:
–    Services Industrial Professional and Technical Union (SIPTU)

Nuova Zelanda:
–    Unite Union

Pakistan:
–    Pakistan Hotel, Restaurant, Club, Tourism and Catering Allied Workers (PHRCTCAWF)

Filippine:
–    National Union of Workers in Hotel, Restaurant and Allied Industries (NUWHRAIN)
–    Alliance of Progressive Labor (APL)

Corea del Sud:
–    Korean Federation of Private Service Workers’ Union (KFSU)

Tailanda:
–    IUF Poultry Workers’ Rights Network

Nicaragua, Repubblica Dominicana, Uruguay:
–    REL-UITA

Fotografie di altre mobilitazioni sono disponibili qui

I lavoratori di McDonald’s in Israele rivendicano i loro diritti
Jun 7th, 2013 by Massimo

Il più grande comitato di giovani di Israele è stato costituito il 3 giugno e migliaia di lavoratori di McDonald’s hanno aderito al sindacato “Histadrut Working and Studying Youth Union”. I lavoratori ora chiedono un contratto collettivo, salari più elevati e condizioni di lavoro migliori.

McDonald’s, posseduta da un imprenditore locale, impiega migliaia di giovani lavoratori ed è la più grande e redditizia catena di fast-food in Israele, con 160 ristoranti. Tuttavia, nonostante i profitti siano alti, i giovani lavoratori di McDonald’s sono assunti al salaio minimo previsto per legge. I lavoratori hanno dunque deciso di chiedere quello che gli spetta: un miglioramento delle condizioni di lavoro e salariali.

I rappresentanti dei lavoratori di McDonald’s riferiscono che stanno incontrando l’opposizione della direzione e ostacoli nell’attività di sindacalizzazione.

“Histadrut Working and Studying Youth Union” ha anche rivelato che negli ultimi anni i lavoratori hanno presentato numerose denunce presso i loro uffici riguardanti violazioni sulle leggi del lavoro per i giovani: periodi di malattia non pagati, periodi di formazione non pagati e non sono stati rimborsati i costi dei viaggi come prevede la legge.

L’anno scorso 7.396 giovani lavoratori si sono iscritti al sindacato.

Manifestazione sindacale di fronte a McDonald’s spostata dalla polizia.
May 2nd, 2013 by Massimo

Il sindacato neozelandese Unite accusa la polizia di permettere di essere utilizzata come vigilanza privata da parte del gigante dei fast food McDonald’s.

I leader del sindacato riferiscono che circa 20 poliziotti sono stati impiegati per spostare un picchetto pacifico dall’entrata di un ristorante McDonald’s ad Auckland il 1 maggio.
Gli iscritti del sindacato stavano manifestando di fronte al negozio per protestare contro la rottura dei negoziati del loro contratto collettivo. Dopo circa un’ora è apparsa la polizia e con la forza ha spostato i manifestanti.

“Stavamo facendo molto rumore” commenta il direttore del sindacato Mike Treen, “ma non abbiamo mai fisicamente impedito ai clienti di entrare o uscire dal ristorante e in ogni caso la polizia non ha saputo spiegare cosa ci fosse di illegale nel picchetto.”

“Ho chiesto all’ufficiale in carico quale legge stessimo violando in modo da permettere alla polizia di spostarci con la forza dall’ingresso del negozio. Ha risposto che stavamo riducendo il numero dei clienti che entravano nel negozio” continua Mike Treen.

Per leggere l’articolo completo (in inglese), clicca qui.

Brasile: gli schiavi dei fast-food
Apr 3rd, 2013 by Massimo

In Brasile, McDonald’s ha più di 650 ristoranti e impiega più di 65.000 lavoratori. Il 70% di loro ha meno di 21 anni.

A San Paolo, l’avvicendamento del personale è estremamente elevato e i lavoratori si lamentano immediatamente per i trattamenti disumani, al punto che i sindacati hanno denunciato casi di schiavitù.

Ruth iniziò a lavorare per McDonald’s all’età di 17 anni nel dicembre 2010 e rimase incinta 5 mesi dopo. Nonostante il fatto che abbia continuato a lavorare, non venne pagata fino ad Agosto 2011, quando la sutuazione la costrinse a lasciare il lavoro. Su suo mandato il Sindacato dei Lavoratori dell’Alimentare e dell’Ospitalità di San Paolo (Sinthoresp) ha chiesto il pagamento degli arretrati presso il Tribunale del Lavoro. McDonald’s, nella sua risposta, ha giustificato il mancato pagamento sostenendo che la lavoratrice all’epoca dell’assunzione aveva comunicato un conto di risparmio mentre i pagamenti venivano effettuati solo attraverso i conti correnti, quindi addebitando tutta la responsabilità alla ragazza diciassettenne. Ora Ruth ha aperto un conto corrente ma non ha ancora ricevuto un centesimo.

Sinthorep ha ricevuto denunce simili da altre lavoratrici incinte. In realtà le denunce sono così tante che il sindacato ci vede una chiara stategia. “Le donne incinte sono obbligate a dimettersi attraverso molestie verbali e il non pagamento dello stipendio”, dice Rodrigo Rodrigues, un avvocato di Sinthoresp.

Oltre alla richiesta degli arretrati, il sindacato ha richiesto che il Ministero del Lavoro appuri se il mancato pagamento dei salari e le molestie verbali sia pratica comune presso la Arcos Dorados Ltd, un franchisee brasiliano di McDonald’s.

“Nel 2001 le catene di fast-food hanno sponsorizzato la creazione di un sindacato giallo, che potevano quindi controllare, chiamato Sindifast. Sindifast altro non è che un mediatore per le denunce dei lavoratori e una falsa struttura per far approvare i cosiddetti contratti collettivi”, continua Rodrigues. “Da quando Sindifast contratta per i lavoratori di McDonald’s i salari sono in media più bassi del 35% rispetto a quelli dei colleghi coperti da altri contratti collettivi. Delle 1.790 vertenze legali contro McDonald’s a San Paolo, nessuna è stata intrapresa dai suoi legali.”

Nel 2011 Sinthoresp ha denunciato il metodo di pagamento di McDonald’s, con un video pieno di testimonianze, videocamere nascoste e altre prove delle condizioni lavorative di schiavitù. I lavoratori sono attirati con false promesse di salari e poi ingannati con uno schema che sottrae il tempo passato nelle “sale riposo” dai salari dei lavoratori. Solo quando ci sono abbastanza clienti i lavoratori sono chiamati fuori dalla sala riposo per lavorare, e solo allora le loro ore cominciano ad essere conteggiate.

A seguito di azioni legali in diversi stati del Brasile, il giovedì della scorsa settimana (21 Marzo) la Arcos Dorados ha siglato un accordo con il Pubblico Ministero del Lavoro (Ministério Público do Trabalho) di Pernambuco. Si impegna a regolarizzare lo schema di orari in tutto il Brasile prima della fine dell’anno. Tuttavia non ha accettato di pagare ai suoi lavoratori il salario minimo nazionale e insiste nel pagarli solo per ogni ora effettivamente “lavorata”.

Offrire impiego a giovani lavoratori è una cosa, abusare della loro vulnerabilità è un’altra.

I prossimi Campionati Mondiali di Calcio del 2014 e i Giochi Olimpici del 2016 metteranno il Brasile sotto i riflettori del mondo e milioni di sportivi sceglieranno il cibo a loro familiare servito dalle catene internazionali di fast-food. Questo darà a McDonald’s un anno di tempo per ripulire i propri attegiamenti se vuole evitare che questo conflitto si amplifichi ulteriormente mentre tutto il mondo starà guardando.

Per leggere l’articolo completo (in inglese) tratto dal sito Equaltimes.org, clicca qui.

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